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TRICICLAZOLO? ECCO LA SOLUZIONE

Il 9 giugno 2017 la Commissione Europea ha emanato il Regolamento di esecuzione (UE) 2017/983 che fissa, con decorrenza 30/06/2017, nuovi limiti massimi residui (LMR) del Triciclazolo, sostanza attiva ad azione specifica per il controllo del brusone (Pyricularia orizae). 
La nuova disciplina residui era già stata preannunciata con il “draft proposal” della Direzione SANCO del 28 novembre 2016 e segue il Regolamento (UE) 2016/1826 del 14 ottobre 2016, concernente la non approvazione in UE della predetta sostanza attiva. In seguito a tale decisione tutti i prodotti commerciali contenenti Triciclazolo (BEAM e sim. - Dow Agroscience), sono stati revocati con decorrenza immediata, dopo quasi vent’anni di utilizzo nel settore risicolo. Il divieto di utilizzare il Triciclazolo è stato deciso in seguito alla mancanza di dati relativi al “potenziale genotossico e cancerogeno”, alla “possibilità di agire come interferente endocrino” e alla valutazione riguardo il “rischio di contaminazione delle acque sotterranee”. 

La posizione europea diviene così molto più restrittiva di quanto prevedono altri paesi extra UE (es. negli USA è prevista una “import tolerance” fissata a 3 mg/Kg, mentre Hong Kong, che ha una normativa notoriamente molto attenta in termini di sicurezza alimentare, ha definito un LMR di 2 mg/Kg).  
La nuova normativa UE ha conseguenze importanti non solo sulla produzione agricola ma anche sulle altre fasi della filiera risicola, dallo stoccaggio alla commercializzazione della granella, fino alla vendita del prodotto al consumatore nei punti vendita. 

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Tricilazolo? Ecco la soluzione

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